giovedì 7 marzo 2013

L'edilizia negli USA sta ripartendo

A Phoenix, una delle città più colpite dalla bolla immobiliare, si cominciano a costruire nuovi edifici e sembra che il valore delle case sia aumentato del 9,7% rispetto al mese di gennaio del 2012.

Sperem

mercoledì 13 febbraio 2013

Il rischio ambientale in Italia: gli impianti industriali

fonte: Legambiente.it
Legambiente ha reso pubblico giorni fa, uno studio dal titolo "Ecosistema Rischio Industriale", sottotitolo Dossier sui comuni italiani dove sono presenti insediamenti a rischio rilevante.

Anticipando un commento conclusivo sui risultati, in via generale si può dire che siamo impreparati all'emergenza. Nella nostra Nazione, esistono più di 1152 impianti industriali di vario genere, che trattano quantitativi di materiali rilevanti, al punto che in caso d'incidente o malfunzionamento, potrebbero provocare incendi, nubi tossiche, contaminazione delle acque e dei suoli e pericolo antropico. Si tratta di impianti chimici, petrolchimici, depositi di gpl, raffinerie e depositi di esplosivi o composti tossici, che sono censiti dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare in un inventario nazionale aggiornato semestralmente.

I Comuni interessati, sarebbero 739: di questi solo il 29% sarebbe preparato ad affrontare il rischio antropico derivato. È questo il triste dato che emerge dallo studio, che aveva il principale obiettivo di sondare la preparazione delle amministrazioni nel gestire le eventuali emergenze.

Legambiente ha infatti inviato un questionario specifico ad ognuno di questi 739 comuni interessati, in cui innanzitutto si cercava di appurare il grado di conoscenza degli impianti insistenti sul proprio territorio (processi produttivi, sostanza e materiali trattati, rischi derivati), e poi si verificava la risposta nella gestione dell'emergenza (campagne informative sui comportamenti da adottare, sistema di volontariato, etc) anche in ambito di pianificazione urbanistica.

Dati preoccupanti, come risultato dell'indagine statistica: 529 Comuni, risultano completamente impreparati. Tra i 210 che hanno fornito le informazioni richiesta, il 94% ha recepito dalle industrie i dati essenziali per valutare il possibile scenario d'emergenza, e l'86% ha anche individuato le aree soggette a rischio potenziale maggiore (secondo la normativa suddivise in "aree di sicuro impatto", "di danno" e "di attenzione"). Quello che allarma, però, è che sola la metà di questi, ha realizzato campagne informative rivolte ai cittadini, sulla gestione dell'emergenza e sui conseguenti comportamenti da adottare. Praticamente, soltanto il 10% (o giù di lì) dei Comuni a rischio, ha fornito ai propri abitanti, informazioni pratiche e puntuali su come riconoscere le condizioni d'allarme, su come gestire lo stato d'emergenza, in definitiva su come mettere in sicurezza la propria incolumità, abbinate ad esercitazioni sul campo ed incontri pubblici.

A rendere ancora più problematica la situazioni un ultimo dato: le strutture vulnerabili e/o sensibili, coincidono per il 18% con le scuole e per il 13% con centri commerciali. Aree sociali nevralgiche e di grande affollamento.

Link fonte:

mercoledì 6 febbraio 2013

Tsunami Isole Salomone

Alle 12:12 ora locale (2:12 ora di Roma), c'è stato un forte terremoto di Magnitudo 8, nell'Oceano Pacifico. L'epicentro è stato registrato al largo delle Isole Salomone e sembra sia stato seguito da uno tsunami che dovrebbe aver spazzato via almeno tre villaggio, provocando per ora 5 morti.
Isole Salomone
Tutto al condizionale e precario, perché le vie di comunicazione sono relative e rese ancora più instabili dal sisma.
L'allarme tsunami è stato lanciato anche da JMA (Japan Metereological Agency), con stimato interessamento delle Isole di Okinawa, per prima, poi Hokkaido e Kyushi: per l'onda in arrivo si prevede un'altezza di circa 50cm.
Le Isole Salomone (ingl. Solomon Islands ) sono una nazione insulare dell'Oceano Pacifico meridionale, nell'Oceania vicina, situate ad est di Papua Nuova Guinea. Consistono in circa mille isole, che complessivamente coprono una superficie di 28.000 chilometri quadrati. La capitale è Honiara (che conta circa 60.000 abitanti).

Link:

Le prima immagini dalla Papua Nuova Guinea, che si trova proprio "a fianco" delle Salomone.




venerdì 1 febbraio 2013

Olgoi-Khokhoi - sono veri i vermi di Tremors?

Che la questione di Tremors fosse una romanzata pseudo-horror, ammericanata (con almeno due "m" come è giusto quando si parla di certe cose. ndEm), frutto di qualche appassionato di fossili dietro una camera da ripresa, non credo ci siano dubbi. Diciamocelo altrettanto chiaramente, nonostante la consapevolezza profonda che quello che avevamo davanti non era Ben Hur, il film l'abbiamo visto tutti: sarà perché era il 1990 quando è uscito, io ero un bambino a cui certi film erano praticamente proibiti, e vederlo rappresentava innanzitutto una forma di trasgressione; sarà poi, perché a quell'età, con mostri, esplosioni ed eroi rocamboleschi, si ha una certa affinità; sarà, poi, in fondo, che è uno di quei film che lo guardi mentre giochi a Ruzzle o a quello che c'era di simile negli anni precedenti, ti fa da sottofondo, dormi e ti risvegli senza perdere il punto della trama. Insomma: una cagata detto a chiare lettere.
Però, mi è tornato in mente immediatamente, mentre leggevo giorni fa un post di Brian Dunning sul suo blog Skeptoid. Dunning è famoso in USA, è uno scrittore, un autore, specializzato (diciamo così) in "debuking of pseudoscience", praticamente tipo quelli della TV, un mithbuster: sul sottotitolo del suo blog, si legge infatti "critical anlysis of pop phenomena".  
Esisterebbe una tradizione abbastanza lunga, dietro quei vermi di Tremors, che vengono chiamati Mongolian Death Worm, o Olgoi-Khorkhoi, in lingua mongola. La cosa è abbastanza curiosa e provoa a raccontarvela. 

giovedì 31 gennaio 2013

Almeno sulle tasse ambientali siamo in media

Eurostat ha reso pubblico il rapporto sulle tasse ambientali pagate dai paesi dell'Unione Europea.
L'aumento dei costi delle materie prime e le congiunture economiche globali, hanno portato a raggiungere i 292 miliardi di euro, praticamente il 2.4% del prodotto interno lordo comunitario.
Rapportando la tassazione ambientale al PIL di ogni singolo Paese, il valore oscilla tra il 2% ed il 3%. I picchia si raggiungono in Danimarca, Paesi Bassi e Slovenia dove le tasse sull'ambiente rappresentano il 3.6-4.0% del PIL.
In Italia, che la tassazione in termini assoluti è tra le più alte dell'UE (insieme a Germania, UK, e Francia), il valore oscilla intorno al 2,6%: in ottima media comunitaria. Verrebbe da tirare un sospiro di sollievo, perché per una volta siamo in media con gli altri: ma non so, quanto nel nostro caso specifico può essere considerato un buon segno. Non voglio fare polemiche, quindi non andrò oltre, però.
Nello specifico, da noi, le tasse sull'ambiente sono composte per il 77% da imposte sull'energia, il 22% sui trasporti e l'1% sull'inquinamento (ero polemico? ndEm): come si vede praticamente corrispondenti a quelle dell'UE27.

(da oggiscienza.wordpress.com)

mercoledì 30 gennaio 2013

Manifesto dei geologi italiani per la messa in sicurezza del territorio

In vista delle prossime elezioni politiche, in data 23 gennaio, il Consiglio Nazionale dei Geologi italiani ha redatto una lettera aperta, una sorta di manifesto (così l'hanno chiamato), in cui si invitano i partiti politici, in qualità di candidati, e il futuro Governo, ad affrontare con responsabilità le tematiche di sensibilità geologica.
La crisi economica, non può effettivamente essere una scusante per limitare le risorse per gli interventi: l'89% dei Comuni italiani è soggetto a problematiche di carattere idrogeologico, il 36% esposto a rischio sismico. La pericolosità complessiva diretta in Italia, interessa circa 30 milioni di persone: più o meno la metà di tutti noi.
Come dire, sarebbe giunto il momento di fare le cose serie. In tutti i campi "gestiti" dalla politica, a cominciare, con ogni probabilità, da quelli che coinvolgono la sicurezza delle persone.
Vedremo...con diffidenza, però!

mercoledì 28 novembre 2012

Questioni di idrogeologia e buon senso


Non serve essere un Geologo o avere uno Studio Geologico, per capire certe cose, ve lo dico subito.
Premessa doverosa: le foto non sono il mio forte. Pensandoci bene ho seri problemi con tutte le arti grafiche, ma non è questo il momento, nè il luogo (si dice così, no?! Ndr), per parlarne.
Proverò allora a spiegare quello che succede.
Foto 1 - Idrogeologia e buonsenso
Siamo a Montevile, ridente zona residenziale collinare, che collega i rilievi di Perugia, con la sottostante piana del Tevere, verso Ponte S. Giovanni.
Quello che si sta verificando è un, fortunatamente limitato, esempio delle tipiche problematiche idrogeologiche a cui l'Umbria e tutta Italia in genere sono ordinariamente sottoposte.
Stamattina piove: non troppo e nemmeno troppo poco. Dai dati meteo, all'ora del mio passaggio (e quindi dello scatto) dovrebbero essere caduti, cumulati, circa 5mm d'acqua (in tre ore).
La strada come si vede nelle foto (almeno me lo auguro. ndr) è in buona pendenza, facciamo circa 20° massimo, incatramata, dotata di una cunetta laterale. Qui sta il principale dei problemi: ossia, il primo, diciamo così. Infatti la cunetta è poco profonda, le acque meteoriche, che in condizioni morfologiche come quelle accennate, ruscellano con facilità, l'hanno riempita completamente (foto1). A questo si aggiunge, problema di primo piano, che la cunetta è piena di detriti, lì trasportati dalle precipitazioni stesse, e frutto di anni ed anni di incuria e mancata manutenzione. Prima soluzione, dunque, approfondimento della cunetta (di una decina di centimetri, non di più, per dire. ndr) e poi, soprattutto, manutenzione continua e periodica. E per "periodica" intendo non una volta all'anno, ma una volta alla settimana, o almeno dopo ogni evento piovoso importante.

sabato 9 giugno 2012

#terremoto e #fracking

Il fracking è il mostro, venuto dall'oscuro mondo dell'oscuro signore. Così potrebbe cominciare una storia da raccontare ai bambini. Ché poi è una storia, e se non è vera poco importa.
Fracking Process
Sto constatando da tempo che qui in Italia - purtroppo - ambientalismo rima spesso con complottismo. Siamo un paese provinciale, il passo tra credenza e verità è davvero breve: in più siamo un paese di paraculi, ed è ancora più breve il passo tra attualità e convenienza. 
Come per ogni grosso evento naturale che si rispetti, anche per il #terremoto in Emilia, ci si è sbizzarriti in un'ampia serie di congetture e suggestioni intorno all'accaduto. Tra queste una delle più diffuse, è la teoria che i sismi nella Pianura Padana - che è zona sismica, anche se non era classificata tale dagli aggiornamenti normativi - siano stati la conseguenza delle trivellazioni per la ricerca di idrocarburi (gas in particolare) con la tecnica del fracking.
Ho trovato online, un bell'articolo di Filippo Zuliani, che fa un po' di chiarezza sulla questione, in modo semplice e diretto - come piace a me, "al netto" delle imprecisioni geologiche.
Riporto tal quale.
Se siete attenti osservatori del mondo dell’energia, saprete certamente che l’Italia, principalmente grazie al Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, da poche settimane si è dotata di una strategia energetica nazionale. Di questa lacuna per il nostro paese s’era già parlato sul mio blog personale, quando era ancora giovane.
La strategia del Ministro Passera, tuttavia, ha ricevuto un secco no dal mondo ambientalista. Al netto delle accuse – alquanto sbilenche – di frenare la crescita della rinnovabili in Italia rivedendone gli incentivi al ribasso, e al netto delle polemiche sullo sviluppo dell’Italia come Hub del Gas sud europeo, la furia ambientalista si è scatenata alla decisione del Ministro di voler rilanciare le trivellazioni per la produzione nazionale di idrocarburi.
Ora, chi non viene da Marte sicuramente sa che un terremoto ha appena colpito la pianura Padana. Che la pianura Padana non fosse a rischio terremoti è stato scritto un po’ dappertutto, anche per spiegare la scarsa prevenzione in zona in materia. La cosa però più sconfortante è stato il dispiegamento di bugie e propaganda senza scrupoli di parte del mondo ambientalista. La stessa cosa, con le dovute proporzioni, accadde col nucleare, quando l’incidente di Fukushima diede origine ad un triste attecchimento della propaganda della paura in vista del referendum, secondo la motivazione che il fine giustifica i mezzi, tutti.
Tornando al terremoto in Emilia e agli idrocarburi, basta una ricerca su Google ed è un pullulare di trivelle che causano sismi a seguito dell’estrazione del gas con la tecnica del fracking (fratturazione idraulica in italiano). La prova consisterebbe nel fatto che le zone colpite dal terremoto sono zone ad alta densità di trivellazioni per estrarre il gas – quel poco che abbiamo in Italia – o per prospezioni geologiche di futuri pozzi. Trivelle e idrocarburi, ohibò, gli stessi della strategia energetica nazionale del Ministro Passera. Da qui il passo a complottismi, catastrofismi e disinformazione più o meno mirata è breve.
Primo. Il fracking. Il fracking è un sistema relativamente recente per estrarre gas da rocce porose sedimentarie. In pratica, si iniettano sottoterra acqua e sostanze chimiche ad alta pressione per spaccare le rocce ed estrarre il gas che contengono. L’acqua usata ritorna inquinata e viene iniettata in pozzi cementati, profondi generalmente 3km e più, per sigillare i liquidi tossici. Il fracking è una tecnica invasiva, le cui operazioni potrebbero indurre sismi.
Secondo. Il fracking come causa del terremoto in Emilia. Questa è facile: il fracking non può aver causato il terremoto in Emilia perchè il fracking non è mai stato praticato in Emilia. In Italia il fracking è stato utilizzato solo per test di produttività nel bacino di Ribolla sul fiume Bruna, in Toscana, dalla societàIndependent Resources. Certo, è vero che, al netto dei possibili sismi indotti, il fracking può – ho detto può – causare problemi quali l’inquinamento delle falde idriche per perdite nei pozzi cementati o per emissioni nocive, ed è anche vero che alcuni paesi hanno cautelativamente proibito la tecnica del fracking sul suolo nazionale. L’Italia deve ancora pronunciarsi in materia, ma l’insospettabile tempismo con cui alcuni ambientalisti più o meno organizzati chiedono al governo la messa al bando del fracking dal suolo nazionale cavalcando l’emotività del recente terremoto (che col fracking non ha nulla a che vedere) lascia davvero molto amaro in bocca.
Terzo. Il fracking come causa dei terremoti. Qui blog e quotidiani non lesinano catastrofismi e complottismi. Scrivere “micro-terremoti”, ad esempio, significa spaventare e basta, perchè non esistono “micro-terremoti” ma solo terremoti, alcuni percepiti dall’uomo e altri no. Una onda sismica, brutalmente, è anche una martellata per terra. Anche brandire numeri quali “terremoti di grado 3.5″ senza spiegarne il significato è poco utile. Numeri alla mano, un terremoto di grado 3.5 è un sisma percepibile in campagna, in assenza di vibrazioni cittadine, con un orecchio a terra. Un sisma inizia ad essere pericoloso dal grado 5, dato che le normali strutture in muratura resistono a scosse di grado 4. Inoltre, le iniezioni ad alte pressioni nel sottosuolo – quelle usate nel fracking per intenderci – sono praticate in geotecnica da tempo, per stabilizzare pendii e strutture di supporto alla costruzione. La generazione di instabilità in una faglia è un processo molto complesso, nemmeno completamente compreso dalla scienza, causato da molti e variegati fattori (stabilità, resistenza, calore, permeabiltà, tensione, frizione, eccetera). Sulla connessione tra terremoti e fracking, soprattutto sulla portata dei sismi indotti, la comunità scientifica è ancora molto divisa. Che è un altro modo per dire che sull’argomento c’è il disaccordo quasi totale. Lasciar intendere l’equazione fracking=terremoti e l’idea che un terremoto di grado 6 come quello che ha colpito l’Emilia possa essere generato da un processo di fracking è, in assenza di evidenze sperimentali certe, tutt’altro che scientificamente obiettivo.
Quarto. La strategia energetica nazionale e il terremoto in Emilia. La produzione di idrocarburi, con annesse trivellazioni, dovrebbe avvenire in Molise/Basilicata, Canale di Sicilia e forse anche in Alto Adriatico (anche se lì abbiamo già estratto parecchio sin dagli anni ’60). A chi si preoccupa di terremoti o catastrofi naturali e delle sicurezza degli impianti estrattivi, va ricordato che gli Stati Uniti, nel Texas e nel Midwest, trivellano da decenni avendo a che fare con uragani.
Quinto. Lo stoccaggio del gas in Emilia e i terremoti. Qui si raggiunge la disinformazione più totale. Si passa infatti con ammirevole agilità dall’equazione fracking=terremoti a stoccaggio=terremoti&rischi, con la motivazione che sempre di gas e iniezioni ad alte pressioni si tratta (sigh), per giunta in enormi depositi sotterranei a rischio di esplosioni e fughe (ri-sigh). Gira molto in rete questo articolo su presunte trivellazioni segrete in Italia prima del terremoto, tavolta citato a sostegno di accuse fantasiose quali aver causato il terremoto scavando di nascosto, utilizzando la tecnica del fracking abusivamente. La leva emotiva esercitata tra terremoto e (stoccaggio del) gas è evidente. Un articolo molto equilibrato si trovaoggi su Il Corriere dalla brava Elena Comelli.
Ora, il sottoscritto non è un geologo di professione, ma nella zona di Ferrara ci sono 2 enormi siti di stoccaggio della Stogit, operativi da 30 anni. Basta verificare in cronaca quello che è successo dopo le due forti scosse in Emilia: niente. E perché mai dovrebbe accadere qualcosa? Dovrebbe accadere un disastro perché 20 anni prima abbiamo fatto un buco di 20cm di diametro? E perché allora non ci preoccupiamo del metano fossile di un giacimento naturale che potrebbe liberarsi in atmosfera a seguito di un terremoto? Non lo facciamo perchè, prima di estrarre il metano presente o dopo aver ripompato metano russo o algerino, i depositi di stoccaggio non sono delle cavità vuote ma delle porosità nelle rocce profonde. Per lo stoccaggio del gas non si frattura nulla. Il gas viene pompato nelle microporosità della roccia di giacimenti precedentemente sfruttati che, a occhio nudo, appaiono infatti come un normale pezzo di pietra solida. Insomma, è vero che il fracking intenso può – ho scritto può – provocare terremoti localizzati, di intensità probabilmente bassa, ma questo non c’entra nulla con quanto successo in Emilia e con gli stoccaggi di gas. A margine, Indipendent Resources, la ditta che ha operato il test di produttività del fracking a Ribolla avrebbe nascosto il fracking in Toscana talmente bene che un resoconto è disponibile sul sito internet dell’azienda stessa. Che poi Indipendent Resources controlli all’85% ERS – la ditta che avrebbe dovuto occuparsi dello stoccaggio di gas in Emilia – non è chiaro perchè dovrebbe essere fonte di sospetto, trattandosi di aziende che agiscono ambedue nel settore Oil&Gas.
I depositi per lo stoccaggio del gas, al pari dei rigassificatori, sono e saranno sempre più una risorsa fondamentale per il sistema energetico italiano, specie nel mercato europeo del gas che va delineandosi, svincolato dai contratti take or pay a lungo termine. Lo sviluppo dell’Italia come Hub del Gas sud europeo, come nelle intenzioni del Ministro Passera, ci eviterebbe preoccupazioni quando Putin starnutisce o gli Ucraini fanno i furbi oppure un Dittatore viene tolto dal suo trono, oltre a dotarci di una infrastruttura per il gas moderna e più competitiva.     

lunedì 4 giugno 2012

Animali e #terremoto

Fin da quando ero piccolo, ho sempre sentito dire dai miei - sinceramente terrorizzati dal terremoto - che gli animali "sentivano" i sismi prima di noi umani.
Poi crescendo ho cominciato a studiare la geologia, che come tutte le scienze, anche questa si basa sui fatti. E quando parlo di fatti, intendo solo quelli che sono dimostrabili, preferibilmente sintetizzabili, con una teoria retta da qualche numero. E, ancora, che magari anche quei numeri siano dimostrabili, ripetibili e rinvenibili: rappresentino, cioè, una legge scientifica. Questo vale anche per la parte empirica della scienza, quella che arriva a dedurre un qualcosa, dopo che è già successo: parte corposa, che spesso è andata per tentativi, ma che sempre e comunque a quelle leggi è arrivata (vedi mela e testa di Newton).
animali e terremoti
C'è però, una grossa quantità di cose - chiamiamole così, per non dire fenomeni scientifici, fisici o chimici che siano - che benché osservabili e rintracciabili, non hanno ancora portato a nessuna deduzione definitiva (cioè alle leggi di cui sopra).
Il comportamento degli animali prima di un terremoto, è una di queste cose/fenomeni. In giro per internet, ho trovato questa tabella, che sembra uscita dall'Università di Pisa, ma che a mio modestissimo avviso è da prendere un po' con le pinze. È appurato, da molte esperienze e da qualche studio, che si sia registrato un comportamento anomalo di alcuni animali, prima di forti terremoti - c'è anche chi dice, che i terremoti non necessariamente devono essere forti. Le testimonianze storiche sono molte, la scienza spesso le ha snobbate: credenze e interpretazioni. Possibile, visto che durante un terremoto la nostra - di noi umani - sensorialità si acuisce, producendo spesso un eccesso di percezioni.
Il vero forte e grande problema dal punto di vista scientifico però, è l'impossibilità di riprodurre questa situazione sperimentalmente. Cioè, a differenza degli altri precursori (vedi radon e via dicendo), non si è ancora trovato un modo di studiare il comportamento degli animali sottoposti a sisma, in modo artificiale - come dire, offline.
Non c'è possibilità di smentire niente, perché le testimonianze in merito sono molte e molteplici, ma l'impossibilità di applicarle in laboratorio, rende scettica la comunità scientifica - e per il momento anche il sottoscritto. Resta il fatto che le osservazioni dirette di casi di eccessiva eccitazione o estrema quiete da parte di animali di vario genere, sono sufficientemente attendibili: ma non sono ancora teorizzabili (cioè non c'è ancora quella legge). In Giappone, sembra che stiano studiando il comportamento dei pesci d'allevamento - facilmente monitorabili - ma ancora non sono stati raggiunti risultati soddisfacenti per potere parlare di previsione sismica (cosa ben diversa dai fenomeni precursori, la previsione, come dicevo qui).
Sempre su internet, gira da un po' questo video, che io vi metto qua, con tutto lo scetticismo possibile - che non vuol dire negazione a priori, ma più o meno, "piedi di piombo".

comportamento anomalo dei rospi prima del terremoto in Abruzzo



venerdì 1 giugno 2012

Liquefazione #terremoto in Emilia



Non so perché, ma il fenomeno dell liquefazione delle sabbie, è uno di quelli che colpisce di più durante o appena dopo il terremoto (per fortuna è stato un problema con cui la Geologia di Perugia e dintorni, non si è dovuta confrontare troppo nel 1997).
Finito il sensazionalismo dei crolli e dei pianti, quando succedo eventi naturali di questo genere, si incomincia sempre a dare spazio alla scienza. Ed ecco che appena dopo le placche e le questioni ingegneristiche, escono fuori le "eruzioni di sabbie" - le chiamano anche così.
Personalmente - anche se dal tono delle due righe precedenti non sembrerebbe - sono contento di questo, perché c'è l'occasione di spiegare qualche cosa di tecnico, specifico e scientifico, un po' a tutti. Quello che succede in situazioni come quelle mostrate dal video di YouReporter qui sotto, infatti non è niente di incredibile o clamorosamente anomalo.
Mi era già capitato di parlarne, nel caso del terremoto in Giappone: ecco il link, dove potete anche trovare un altro video interessante, in cui si dimostra tramite secchiello e paletta, in riva al mare, la liquefazione - più semplice e divulgativo di così...?! .


Che cos'è la liquefazione
(in pillole)
La liquefazione è un fenomeno, per cui sono previste delle adeguate verifiche in fase di progettazione (cap. 7.11.3.4 N.T.C.2008), che interessa generalmente i terreni non coesivi sciolti. Si parla, quindi di sabbie poco compatte, a grana medio-fine, con depositi sostanzialmente caratterizzati da uniformità granulometrica e sotto falda (o nelle immediate prossimità). In tali sedimenti, se interessati da eventi sismici con magnitudo elevate (M>5) e accelerazioni al suolo superiori a 0,1g, si produce un aumento delle pressioni interstiziali fino a comportare l'annullamento della pressione verticale (Th del taglio di Coulomb, porta quindi T=0, essendo c=0). Questo comporta il cambiamento del comportamento dei terreni, che da solido, passa a fluido - liquido-pesante - con conseguente fluidificazione del suolo e eventi di subsidenza, dislocazione o scorrimento, dipendentemente dalle situazioni topografiche.

mercoledì 30 maggio 2012

#terremoto ecco cosa succede in Italia

Sul terremoto in Emilia, Corriere.it ha anche pubblicato un grafico interessante, che spiega quello che sta succedendo in Italia.
Sono spesso critico con il giornalismo italiano, che fa del sensazionalismo e del pressappochismo la sua bandiera, ma anche in questo caso la cosa funziona: schemi semplici, intuitivi, accessibili a tutti e sufficientemente ben fatti (c'è sempre tempo e spazio, per l'approfondimento). Per certi versi è proprio questo il bello del conoscere qualcosa: diceva Ezra Pound "meno sappiamo, più sono lunghe le nostre spiegazioni".

Le ragioni dei terremoti in Italia


Perché crollano i capannoni

Ho trovato abbastanza utile ed interessante, un pezzo sul CorSera di oggi, in cui il bravo Lorenzo Salvia racconta, in modo convincente e non troppo tecnico, il perché dei così tanto ingenti danni subiti dai capannoni industriali durante il terremoto che sta scuotendo l'Emilia in questi giorni.
Avvalendosi anche delle dichiarazioni di esperti come il Prof. Bernardino Chiaia, docente di Scienza delle Costruzioni al Politecnico di Torino, ci spiega dove sta le pecche di queste strutture, costruite per resistere più alle sollecitazioni verticali che a quelle orizzontali dei sismi.
Riporto tali e quali, alcuni passaggi (per leggere tutto l'articolo, il link è sopra).
 Shoe box , li chiamano gli americani, scatole di scarpe. Oltre alla morte, alle macerie e alle famiglie scaraventate nelle tende, stavolta il terremoto ha portato la paura dei capannoni, venuti giù come nemmeno le casette medievali. Cemento grigio, 1.000 metri quadri di media, in Italia ne abbiamo più di 700 mila. E di questi, secondo l'ultimo rapporto dell'Agenzia del Territorio, oltre 80 mila sono proprio in Emilia Romagna. Da lì vengono fuori merci che conquistano i mercati stranieri, il 30% diventa export. Solo da Modena e Ferrara arriva l'1% del nostro Pil, il prodotto interno lordo. Sono il cuore dell'economia di quella terra e dell'Italia intera, i capannoni. Rappresentano uno dei simboli di un Paese che lavora.
 Ma adesso ci accorgiamo che sono anche l’anello debolissimo di un patrimonio edilizio che già di suo non è il massimo della sicurezza. «Sono edifici molto semplici – spiega Bernardino Chiaia, professore di Scienza delle costruzioni al Politecnico di Torino – formate da pochi pilastri e travi. Riescono a resistere solo a sollecitazioni verticali mentre in caso di sollecitazioni orizzontali, come quelle provocate da un terremoto, possono venire giù come un castello di carte». Castello di carte, proprio così. Sembrano le parole di chi ha appena sentito la terra tremare e sta tremando pure lui, di chi è scappato tra la polvere di uno di quei colossi venuti giù. E invece è il pacato ragionamento di un esperto del settore, che siede anche nel consiglio d’amministrazione dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il punto è che le travi sono poggiate sui pilastri, a tenerli insieme è solo una cerniera, nulla di più. Se la terra trema, la trave può perdere l’appoggio del pilastro. E allora viene giù, insieme al tetto. Possibile? Possibile che strutture dove lavorano ogni giorno migliaia di persone siano fatte «seguendo il modello dei Lego», come dice un altro ingegnere, il bolognese Guido Cacciari con 20 anni di esperienza nelle zone sismiche?
Prima del 2003 quel pezzo di Emilia Romagna non era considerato zona a rischio. Solo dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia la cartina, in realtà pronta dal 1999, è stata modificata. Fino ad allora i capannoni sono stati costruiti come se la terra non avrebbe mai tremato. «Non c’è un problema di violazione delle regole – dice Gaetano Maccaferri, presidente di Confindustria Emilia Romagna – semmai una questione di aggiornamento delle regole. Ma non dimentichiamo che in questa zona l’ultimo terremoto forte risale al 1500. Chi poteva dirlo?».

Sì, forse la questione potrebbe essere anche stata semplificata per eccesso, ma in fondo rende l'idea...anche ai non tecnici.

Update
C'è anche questo video di Ferruccio Sansa, che parla con un po' di polemica, di quello che è stato fatto e soprattutto di quello che non è stato fatto, e di un rischio che grava sulla ricostruzione. L'Aquila docet...


lunedì 28 maggio 2012

Pozzi per uso domestico

La Geologia a Perugia - e a Bastia Umbra - funziona così. Sempre nell'ambito delle questione "i compensi devono essere decorosi", ecco un problema che riguarda i pozzi per acqua, uso domestico.
50 euro
Una responsabile di un settore di un comune della provincia di Perugia (si dice il peccato e non il peccatore, e nemmeno l'ambasciatore, che non porta pena, e via dicendo...), mi ha raccontato un storia - al di fuori dell'ambiente e del tempo, di lavoro.
Qualche giorno fa, questo funzionario, si è visto arrivare un nostro collega, geologo, nel suo ufficio (pubblico). L'amicofrizz - il geologo, intendo - tutto trafelato, mentre chiedeva lumi sulle procedure interne all'ente (prassi buona e giusta, per permettere uno svolgimento fluido e compartecipe delle istanze), ha chiesto al tecnico comunale - senza nemmeno vergognarsi troppo - qual era, a suo avviso, il giusto onorario da chiedere al cliente per la sua prestazione professionale, per una pratica di escavazione pozzo ad uso domestico. 
Non stupitevi: so bene che sembra assurdo chiedere una domanda del genere ad un dipendente di un ente pubblico (anziché, magari, fare una chiamata all'Ordine d'appartenenza o informarsi tramite qualche collega), ma il bello deve ancora venire. Il tecnico comunale, ha traccheggiato un po' prima di rispondere, cercando di far capire allo sprovveduto - ma sarebbe meglio disadattato - collega (anche se collega di uno in quel modo, non mi ci sento per niente), che lui non era proprio la persona più adatta per rispondere a quella domanda, non era quello il suo ruolo. Ma niente, il geologodeimieistivali ha incalzato, avanzando la straordinaria proposta: 50 euro vanno bene??? Lo scrivo a lettere, se non fosse chiaro: cinquanta euro!! No dico, capite di cosa stiamo parlando? Possiamo ragionare in termine di compensi, o la questione si sta spostando completamente sul decoro, sulla dignità e sul rispetto, personale e professionale?
Tutti voi sanno benissimo - parlo per i geologi, veri - quanto siano impegnative le pratiche per le escavazioni di pozzi: per chi non è geologo, vi basti sapere, che praticamente sono le uniche in cui il geologo deve fare tutto da solo. Dalla presentazione del progetto e richiesta di concessione, fino al "fine lavori". Comprese direzione di cantiere, cartelli, relazioni con la ditta esecutrice e via discorrendo. Consapevole che non si tratta di un'operazione a cuore aperto, e nemmeno di un'opera dalle grandi responsabilità - più tempo che speculazioni intellettuali -, la domanda che vi faccio e mi faccio è questa: quanto chiede un geometra per una pratica edilizia di un recinzione? (la prendo come esempio, perché le tipologie d' "impegno professionale", chiamiamolo così, sono assolutamente paragonabili.) Mi do anche la risposta (stile Marzullo): non credo 50 euro!
Qui non si tratta di falsare il mercato, quello può riguardare chi fa lavori a un terzo del valore, alla metà: in questo caso, con quel mercato proprio non c'entra niente. Allora, adesso mi chiedo: come si può continuare così? Come possiamo difendere una professione bellissima, ma praticata da ormai troppi disadattati del genere? E notate che uso e voglio usare il termine disadattato per definire (da vocabolario Treccani) "in psicologia sociale e in pedagogia,  persona che non ha avuto la capacità o la possibilità di compiere il normale processo di adattamento all’ambiente socioculturale che la circonda". Qui la preparazione e la competenza tecnica, così come la crisi e la concorrenza o il mercato, non sono nemmeno da tirare in ballo.Qui la questione gira tutta intorno a quel decoro - ripeto personale e professionale - che rappresenta l'etica e la morale della nostra professione, e che (esperienza mia) vedo sempre più mancare in tanti, diciamo così, colleghi. La palla è tutta nelle nostre mani, perché quei 50 euro non rappresentano la violazione di una legge (tutt'altro, non essendoci minimi, poteva chiederne anche 5), sono il segno evidente di un degrado che il mondo dei geologi - almeno liberi professionisti - sta subendo. Sono il cartello, per me, della direzione sbagliata verso cui ci stiamo spostando: sempre più interessati ad accaparrare, ad essere "assipigigliatutto",  a svenderci in nome di chissà cosa, piuttosto che a fare bene il nostro mestiere.
Spero di sbagliarmi, ma...

venerdì 25 maggio 2012

I compensi devono essere decorosi

Nel 2012 potrebbe sembrare veramente assurdo titolare un post in questo modo, così come è ancora più assurdo che la cosa possa "ancora" essere argomento di dibattito. Ma tant'è.
I ricorsi storico giuridici della vicenda, che ormai va avanti da svariati anni, tra il C.N.G. e l'Antitrust (in ultimo di mezzo c'è anche la UE), li potete trovare a questo link e a quest'altro.
Non mi va di entrare nel merito della questione giurisprudenziale, anche perché se c'è una legge - dissennata e malfatta quanto volete, quella delle liberalizzazioni di Bersani'06, ma in essere - occorre rispettarla, punto e basta. E forse, quel riferimento al "decoro professionale" per l'applicazione delle parcelle, nel nostro codice deontologico non andava lasciato: sebbene non sia chissà quale assurdità o illazione. 
Il punto non è tanto questo, quanto proprio la questione del "decoro professionale" in senso ampio. La domanda è diretta e rovinosa: possibile che ancora si debba discutere di cose del genere? Possibile che la nostra professione, la nostra attività intellettuale, sia caduta così in basso? Volete farmi davvero credere che debbano esistere delle norme scritte, per definire quel decoro?
Non è possibile. Il decoro è l'etica e la morale, che per quanto ho imparato io, vengono prima - anzi molto prima - delle leggi. È qualcosa di non scritto, qualcosa di proprio, qualcosa di intimo, di profondo. E non c'è circostanza lavorativa che tenga, non c'è congiunzione economica come scusante. Il decoro professionale è punto imprescindibile per l'esercizio e l'appartenenza a questa, o a quelle altre, professioni. Viene prima di ogni altra normativa possibile e certe volte anche prima di molte competenze. Anche perché di quelle competenze ne rappresenta lo scudo: le difende dalla voracità e dalla violenza del mercato, le preserva, le eleva, le qualifica.
Allora il punto è questo: lasciamo perdere le vicende giudiziarie e impegniamoci in prima persona a rispettare quelle regole  - anche se non scritte - che permettono alla nostra professione di avere una dignità. Perché è proprio intorno alla parola "dignità" che ruota il decoro: non si tratta di chissà quale presunzione, si parla di far restare il mestiere del geologo in un livello di vita decoroso. 
Il mio appella va a tutti i colleghi, con un occhio particolare ai più giovani - come me - perché possiamo essere forti e tenaci, nel non cadere nella trappola di un becero e distorto utilitarismo e possiamo lavorare bene, seriamente, con compensi giusti, senza svendere le nostre menti.
Davvero, però: non come alle chiacchiere delle assemblee, mentre poi appena fuori dall'incontro, si barattano relazioni per 200 euro...

giovedì 24 maggio 2012

Come è fatto questo blog


Questo sito riguarda la Geologia Perugia e l'attività dello Studio Geologico Emanuele Rossi Bastia Umbra in genere: in quanto io sono un Geologo di Bastia U., che sta in provincia di Perugia.
Il sito, anche se tecnicamente è un blog, è ancora in fase di costruzione: spero di poterlo presto mettere a regime.
Il fine sarà l'utilità, nel senso inglese del termine - utility - ma anche che dovrà essere un utile strumento a supporto della mia rete professionale. Ci vorrei anche associare - modestamente o imho, come ridicono gli inglesi - un po' di divulgazione scientifica-tecnica di alcuni argomenti o situazioni/esperienze con i quali mi sono confrontato, diciamo così, nel mio piccolo.
Parlerò di professione, ma anche e soprattutto di geologia: cercando di dare un senso dolce, a questo termine che racchiude in se scienze dure e spigolose come le rocce, e come la fisica e la chimica, di cui sono composte. Cercheremo di abbellire la geologia con parole e suoni, sapori, immagini, che giornalmente sono sommerse dall'infinito monte di normative che spesso rendono questo lavoro/mestiere, o se volete essere educati professione,  mera routine.
La geologia professionale, sarà trattata con occhio attento, dunque, per riscoprire e far scoprire che la materia che abbiamo studiato, non è solo sondaggi e relazioni, ma ha in sé qualcosa di più: lo studio della Terra su cui tutti i giorni poggiamo i piedi.