A Phoenix, una delle città più colpite dalla bolla immobiliare, si cominciano a costruire nuovi edifici e sembra che il valore delle case sia aumentato del 9,7% rispetto al mese di gennaio del 2012.
Sperem
| fonte: Legambiente.it |
| Isole Salomone |
| (da oggiscienza.wordpress.com) |
| Foto 1 - Idrogeologia e buonsenso |
| Fracking Process |
Se siete attenti osservatori del mondo dell’energia, saprete certamente che l’Italia, principalmente grazie al Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, da poche settimane si è dotata di una strategia energetica nazionale. Di questa lacuna per il nostro paese s’era già parlato sul mio blog personale, quando era ancora giovane.
La strategia del Ministro Passera, tuttavia, ha ricevuto un secco no dal mondo ambientalista. Al netto delle accuse – alquanto sbilenche – di frenare la crescita della rinnovabili in Italia rivedendone gli incentivi al ribasso, e al netto delle polemiche sullo sviluppo dell’Italia come Hub del Gas sud europeo, la furia ambientalista si è scatenata alla decisione del Ministro di voler rilanciare le trivellazioni per la produzione nazionale di idrocarburi.
Ora, chi non viene da Marte sicuramente sa che un terremoto ha appena colpito la pianura Padana. Che la pianura Padana non fosse a rischio terremoti è stato scritto un po’ dappertutto, anche per spiegare la scarsa prevenzione in zona in materia. La cosa però più sconfortante è stato il dispiegamento di bugie e propaganda senza scrupoli di parte del mondo ambientalista. La stessa cosa, con le dovute proporzioni, accadde col nucleare, quando l’incidente di Fukushima diede origine ad un triste attecchimento della propaganda della paura in vista del referendum, secondo la motivazione che il fine giustifica i mezzi, tutti.
Tornando al terremoto in Emilia e agli idrocarburi, basta una ricerca su Google ed è un pullulare di trivelle che causano sismi a seguito dell’estrazione del gas con la tecnica del fracking (fratturazione idraulica in italiano). La prova consisterebbe nel fatto che le zone colpite dal terremoto sono zone ad alta densità di trivellazioni per estrarre il gas – quel poco che abbiamo in Italia – o per prospezioni geologiche di futuri pozzi. Trivelle e idrocarburi, ohibò, gli stessi della strategia energetica nazionale del Ministro Passera. Da qui il passo a complottismi, catastrofismi e disinformazione più o meno mirata è breve.
Primo. Il fracking. Il fracking è un sistema relativamente recente per estrarre gas da rocce porose sedimentarie. In pratica, si iniettano sottoterra acqua e sostanze chimiche ad alta pressione per spaccare le rocce ed estrarre il gas che contengono. L’acqua usata ritorna inquinata e viene iniettata in pozzi cementati, profondi generalmente 3km e più, per sigillare i liquidi tossici. Il fracking è una tecnica invasiva, le cui operazioni potrebbero indurre sismi.
Secondo. Il fracking come causa del terremoto in Emilia. Questa è facile: il fracking non può aver causato il terremoto in Emilia perchè il fracking non è mai stato praticato in Emilia. In Italia il fracking è stato utilizzato solo per test di produttività nel bacino di Ribolla sul fiume Bruna, in Toscana, dalla societàIndependent Resources. Certo, è vero che, al netto dei possibili sismi indotti, il fracking può – ho detto può – causare problemi quali l’inquinamento delle falde idriche per perdite nei pozzi cementati o per emissioni nocive, ed è anche vero che alcuni paesi hanno cautelativamente proibito la tecnica del fracking sul suolo nazionale. L’Italia deve ancora pronunciarsi in materia, ma l’insospettabile tempismo con cui alcuni ambientalisti più o meno organizzati chiedono al governo la messa al bando del fracking dal suolo nazionale cavalcando l’emotività del recente terremoto (che col fracking non ha nulla a che vedere) lascia davvero molto amaro in bocca.
Terzo. Il fracking come causa dei terremoti. Qui blog e quotidiani non lesinano catastrofismi e complottismi. Scrivere “micro-terremoti”, ad esempio, significa spaventare e basta, perchè non esistono “micro-terremoti” ma solo terremoti, alcuni percepiti dall’uomo e altri no. Una onda sismica, brutalmente, è anche una martellata per terra. Anche brandire numeri quali “terremoti di grado 3.5″ senza spiegarne il significato è poco utile. Numeri alla mano, un terremoto di grado 3.5 è un sisma percepibile in campagna, in assenza di vibrazioni cittadine, con un orecchio a terra. Un sisma inizia ad essere pericoloso dal grado 5, dato che le normali strutture in muratura resistono a scosse di grado 4. Inoltre, le iniezioni ad alte pressioni nel sottosuolo – quelle usate nel fracking per intenderci – sono praticate in geotecnica da tempo, per stabilizzare pendii e strutture di supporto alla costruzione. La generazione di instabilità in una faglia è un processo molto complesso, nemmeno completamente compreso dalla scienza, causato da molti e variegati fattori (stabilità, resistenza, calore, permeabiltà, tensione, frizione, eccetera). Sulla connessione tra terremoti e fracking, soprattutto sulla portata dei sismi indotti, la comunità scientifica è ancora molto divisa. Che è un altro modo per dire che sull’argomento c’è il disaccordo quasi totale. Lasciar intendere l’equazione fracking=terremoti e l’idea che un terremoto di grado 6 come quello che ha colpito l’Emilia possa essere generato da un processo di fracking è, in assenza di evidenze sperimentali certe, tutt’altro che scientificamente obiettivo.
Quarto. La strategia energetica nazionale e il terremoto in Emilia. La produzione di idrocarburi, con annesse trivellazioni, dovrebbe avvenire in Molise/Basilicata, Canale di Sicilia e forse anche in Alto Adriatico (anche se lì abbiamo già estratto parecchio sin dagli anni ’60). A chi si preoccupa di terremoti o catastrofi naturali e delle sicurezza degli impianti estrattivi, va ricordato che gli Stati Uniti, nel Texas e nel Midwest, trivellano da decenni avendo a che fare con uragani.
Quinto. Lo stoccaggio del gas in Emilia e i terremoti. Qui si raggiunge la disinformazione più totale. Si passa infatti con ammirevole agilità dall’equazione fracking=terremoti a stoccaggio=terremoti&rischi, con la motivazione che sempre di gas e iniezioni ad alte pressioni si tratta (sigh), per giunta in enormi depositi sotterranei a rischio di esplosioni e fughe (ri-sigh). Gira molto in rete questo articolo su presunte trivellazioni segrete in Italia prima del terremoto, tavolta citato a sostegno di accuse fantasiose quali aver causato il terremoto scavando di nascosto, utilizzando la tecnica del fracking abusivamente. La leva emotiva esercitata tra terremoto e (stoccaggio del) gas è evidente. Un articolo molto equilibrato si trovaoggi su Il Corriere dalla brava Elena Comelli.
Ora, il sottoscritto non è un geologo di professione, ma nella zona di Ferrara ci sono 2 enormi siti di stoccaggio della Stogit, operativi da 30 anni. Basta verificare in cronaca quello che è successo dopo le due forti scosse in Emilia: niente. E perché mai dovrebbe accadere qualcosa? Dovrebbe accadere un disastro perché 20 anni prima abbiamo fatto un buco di 20cm di diametro? E perché allora non ci preoccupiamo del metano fossile di un giacimento naturale che potrebbe liberarsi in atmosfera a seguito di un terremoto? Non lo facciamo perchè, prima di estrarre il metano presente o dopo aver ripompato metano russo o algerino, i depositi di stoccaggio non sono delle cavità vuote ma delle porosità nelle rocce profonde. Per lo stoccaggio del gas non si frattura nulla. Il gas viene pompato nelle microporosità della roccia di giacimenti precedentemente sfruttati che, a occhio nudo, appaiono infatti come un normale pezzo di pietra solida. Insomma, è vero che il fracking intenso può – ho scritto può – provocare terremoti localizzati, di intensità probabilmente bassa, ma questo non c’entra nulla con quanto successo in Emilia e con gli stoccaggi di gas. A margine, Indipendent Resources, la ditta che ha operato il test di produttività del fracking a Ribolla avrebbe nascosto il fracking in Toscana talmente bene che un resoconto è disponibile sul sito internet dell’azienda stessa. Che poi Indipendent Resources controlli all’85% ERS – la ditta che avrebbe dovuto occuparsi dello stoccaggio di gas in Emilia – non è chiaro perchè dovrebbe essere fonte di sospetto, trattandosi di aziende che agiscono ambedue nel settore Oil&Gas.
I depositi per lo stoccaggio del gas, al pari dei rigassificatori, sono e saranno sempre più una risorsa fondamentale per il sistema energetico italiano, specie nel mercato europeo del gas che va delineandosi, svincolato dai contratti take or pay a lungo termine. Lo sviluppo dell’Italia come Hub del Gas sud europeo, come nelle intenzioni del Ministro Passera, ci eviterebbe preoccupazioni quando Putin starnutisce o gli Ucraini fanno i furbi oppure un Dittatore viene tolto dal suo trono, oltre a dotarci di una infrastruttura per il gas moderna e più competitiva.
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| animali e terremoti |
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| Le ragioni dei terremoti in Italia |
Shoe box , li chiamano gli americani, scatole di scarpe. Oltre alla morte, alle macerie e alle famiglie scaraventate nelle tende, stavolta il terremoto ha portato la paura dei capannoni, venuti giù come nemmeno le casette medievali. Cemento grigio, 1.000 metri quadri di media, in Italia ne abbiamo più di 700 mila. E di questi, secondo l'ultimo rapporto dell'Agenzia del Territorio, oltre 80 mila sono proprio in Emilia Romagna. Da lì vengono fuori merci che conquistano i mercati stranieri, il 30% diventa export. Solo da Modena e Ferrara arriva l'1% del nostro Pil, il prodotto interno lordo. Sono il cuore dell'economia di quella terra e dell'Italia intera, i capannoni. Rappresentano uno dei simboli di un Paese che lavora.
Ma adesso ci accorgiamo che sono anche l’anello debolissimo di un patrimonio edilizio che già di suo non è il massimo della sicurezza. «Sono edifici molto semplici – spiega Bernardino Chiaia, professore di Scienza delle costruzioni al Politecnico di Torino – formate da pochi pilastri e travi. Riescono a resistere solo a sollecitazioni verticali mentre in caso di sollecitazioni orizzontali, come quelle provocate da un terremoto, possono venire giù come un castello di carte». Castello di carte, proprio così. Sembrano le parole di chi ha appena sentito la terra tremare e sta tremando pure lui, di chi è scappato tra la polvere di uno di quei colossi venuti giù. E invece è il pacato ragionamento di un esperto del settore, che siede anche nel consiglio d’amministrazione dell’Ingv, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il punto è che le travi sono poggiate sui pilastri, a tenerli insieme è solo una cerniera, nulla di più. Se la terra trema, la trave può perdere l’appoggio del pilastro. E allora viene giù, insieme al tetto. Possibile? Possibile che strutture dove lavorano ogni giorno migliaia di persone siano fatte «seguendo il modello dei Lego», come dice un altro ingegnere, il bolognese Guido Cacciari con 20 anni di esperienza nelle zone sismiche?
Prima del 2003 quel pezzo di Emilia Romagna non era considerato zona a rischio. Solo dopo il terremoto di San Giuliano di Puglia la cartina, in realtà pronta dal 1999, è stata modificata. Fino ad allora i capannoni sono stati costruiti come se la terra non avrebbe mai tremato. «Non c’è un problema di violazione delle regole – dice Gaetano Maccaferri, presidente di Confindustria Emilia Romagna – semmai una questione di aggiornamento delle regole. Ma non dimentichiamo che in questa zona l’ultimo terremoto forte risale al 1500. Chi poteva dirlo?».
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